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Scritto da Matteo Totaro, il 04-07-2008
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Quando Berlusconi era il ragazzo Coccodè

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Berlusconi è stato spesso sottovalutato dai suoi avversari.

In passato.

Oggi, dopo le infinite prove di vitalità che ha dato, la situazione si è esattamente rovesciata.

A quasi 15 anni di distanza dalla sua discesa in campo, è diventato l'uomo che non si sa come battere.

Alcuni sostengono che va attaccato in maniera decisa e durissima, altri pensano che questo sia il sistema migliore per garantirgli la vittoria.

Ma facciamo un piccolo sforzo di memoria e ritorniamo al giorno della fatidica discesa in campo e alle reazioni che questa sortita suscitò tra i maggiori commentatori del tempo.

Come ci ricorda Bruno Vespa nel suo “L’Italia di Berlusconi”, il discorso di autocandidatura fu accolto dal gelo della Confindustria e dalle ironie dei più importanti quotidiani.

“Un tema da quarta elementare” fu la sentenza de “La Stampa”.

Il commento più feroce fu quello di Eugenio Scalari che intitolò un editoriale di Repubblica “Scende in campo il ragazzo coccode”, alludendo al soprannome attribuito in un varietà televisivo di Renzo Arbore ( “Indietro tutta”) alle ballerine della trasmissione.
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L’articolo cominciava contestando seccamente a Berlusconi la sua pretesa di accreditarsi come uomo nuovo della politica:

“In realtà' la decisione di Berlusconi di scendere nell'agone politico-elettorale non è neppure una notizia. Berlusconi è infatti in campo da sempre, da quando è nato come imprenditore perché se c' è stato in questo paese un uomo d' affari profondamente e direi radicalmente intrecciato con la politica con i partiti e con le correnti dei partiti, questo è stato lui”.

L’articolo concludeva così “Che spettacolo, ragazzi. Sembra la notte di Natale.Verrebbe spontaneo di intonare "Tu scendi dalle stelle..." con quel che segue, ma sarebbe un canto alquanto blasfemo. Assai più pertinente mi sembra la sigla di Renzo Arbore e delle ragazze Coccodé in "Indietro tutta": Perché è così che si fanno i milioni/evviva le Televisioni/zum zum".

Ma giàa poco meno di un mese dalla discesa in campo Sandro Viola, in un’inchiesta condotta nel profondo nord sempre per “la Repubblica”, accreditava alla nuova formazione addirittura il 25% dei consensi.

Ma interessante era soprattutto la scoperta delle caratteristiche del potenziale elettorato del Cavaliere.

Insieme con i giovani rampanti, affascinati dal mito della ricchezza e del successo che vedevano no in Berlusconi un modello di vita, c’era, come c'è ancora adesso, una marea di gente del ceto medio.

“ Non solo "nani e ballerine", non solo "yuppies" di provincia, non solo calciatori e funzionari Fininvest. Sono gli stessi italiani che votavano per la Dc, per il Psi, per il Psdi, per il Pli, e che sul finire degli Ottanta hanno cominciato a votare per la Lega.

Malgrado l' ignoranza, malgrado tante pecche (l' insulto facile per l' ambulante di colore, l' evasione fiscale, la convinzione che i napoletani siano tutti ladri e i siciliani tutti mafiosi), brava gente.

Italiani.

Un' Italia sgradevole, antipatica?

Forse.

Ma non più di quel che sino all' altro giorno ad ogni sondaggio, indicava Andreotti come il migliore statista sulla scena ".

Il Cavaliere aveva fatto centro al primo colpo.
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Privo di esperienza di politica(ma grande comunicatore ) aveva saputo intercettare la voglia di cambiamento del paese proponendosi, lui, uomo legato a doppio filo ai vertici del vecchio mondo politico al tramonto, come l’uomo nuovo dal quale attendersi un’inversione di rotta.

In un articolo scritto nel gennaio del 2004 sull’Espresso (“Videomessaggio e karaoke, così iniziò l’era del Cavaliere”), Gianpaolo Pansa rievocaquello che poi ebbe modo di considerare, come dice egli stesso, il suo “errore fantozziano”:

“Il tutto mi sembrò un costoso fuoco di paglia. Scrissi sull'"Espresso" che con la discesa in campo e la relativa cassetta, Berlusconi ci aveva fatto un grande favore: ci aveva regalato un avversario da battere"

Ma ancora più interessante è cioè che....

Contnua ne L'INTELLIGENZA DEGLI ELETTRICISTI


Dove sono i casalesi onesti? ( dubbio politicamente scorretto sul popolo di Gomorra)

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Ogni volta che la mafia o la camorra colpiscono chi osa ribellarsi
alla criminalità organizzata, c’è qualcuno pronto a dire: ” I mafiosi
sono in minoranza, la stragrande maggioranza dei cittadini sta dalla
parte delle vittime, della giustizia, della legalità”.

Belle parole. Confortanti.

Anche per i casalesi è così?

Difficile crederlo dopo aver letto l’articolo di Giuseppe D’Avanzo su Reubblica di ieri

“Hanno ucciso mio padre e io vado via, ormai qui ci evitano come lebbrosi”

D’Avanzo intervista Massimo Noviello, al quale la camorra un mese fa ha ucciso il padre.

Ucciso come un cane, con venti colpi di pistola ( una calibro 9 e
una calibro 38, per la precisione) per essersi rifiutato di pagare il
pizzo.

Ucciso dagli uomini di quel clan Bidognetti di Casal di Principe, le
cui “gesta” sono state recentemente “premiate” a suon di ergastoli.

Cosa dice Massimo Noviello? Ecco un estratto delle sue dichiarazioni:

E’ giunto il tempo di andar via da Castelvolturno dove abbiamo sempre vissuto. Siamo ormai stranieri nella nostra terra.

Al funerale c’ era soltanto la nostra famiglia, le associazioni antiracket, la polizia.

La gente ci guardava da lontano, indifferente.

Non c’ è stato un negozio che ha ritenuto di calare la saracinesca in segno di lutto.

Peggio è andata alla messa del trigesimo.

Non c’ era nessuno.

I nostri amici, anche quelli più cari, ci evitano come se
fossimo dei lebbrosi. C’ è sempre un motivo che impedisce loro di
venire a casa o di raggiungerci in pizzeria. Abbiamo avuto accanto, per
ora, soltanto lo Stato. Avere fiducia nello Stato è la sola opportunità
che ci resta.

Parole pesanti come pietre.

E che mi costringono a farmi questa domanda, politicamente scorretta, ma, credo, non paradossale :

DOVE SONO I CASALESI ONESTI?

E ce ne sono a Corleone, a Scampia, a Secondigliano ?


Scritto da Filippo Cusumano, il 21-06-2008
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Capezzone scodinzola nella casa di Padron Silvio ( felice epilogo di una triste vicenda di abbandono)

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Eravamo tutti in pena per Daniele Capezzone.

Ci chiedevamo come avrebbe fatto.

Dopo aver ricevuto il calore di una casa accogliente, fino a diventarne il piccolo principe, essere abbandonato così…

Una vicenda che francamente ci stringeva il cuore.

Ma si sa come va il mondo.

Poco alla volta, le vicende degli altri, per quanto toccanti, finiscono per sbiadire ed essere dimenticate.

Anche perchè, in fondo, queste vicende di abbandono sono così
frequenti che non fai a tempo di appassionarti ad una storia che
subito, nel giornale della mattina successiva, ne leggi un’altra.

Ultimamente avevo dimenticato Daniele per la commozione suscitatami da Kimba, una dolcissima cagnetta di razza bretone di taglia medio piccola, ritrovata a Sanremo .

Ma non è solo per via dell’arrivo alla ribalta di nuove storie
lacrimevoli di abbandono che avevo smesso di preoccuparmi dell’ex
segretario.

Avevo smesso di preoccuparmi anche perchè lo sapevo pronto
d’ingegno, vigile ( quindi in grado di difendersi dai pericoli)
simpatico, giocherellone, un po’ ruffiano, insomma, quindi capacissimo
di trovarsi in fretta un altro padrone.

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E così è stato.

Adesso Daniele è felice nella nuova casa.

Basta leggere qui l’articolo
di Giancarlo Perna sul Giornale per capire che è stato accolto da un
padrone amorevole, pronto ad accudirlo nel modo migliore e forse a
restituirgli quel ruolo di piccolo principe che aveva avuto nella sua
vecchia casa.

Ecco alcuni brani significativi dell’articolo:

Cortese per natura, Daniele Capezzone è oggi ancora più
premuroso. È tutto un cedermi il passo, invitarmi a sedere, sorridere
aggraziato. Elegante e ben curato da anni, è addirittura da passerella
oggi nell’abito blu. In meno di due mesi dal suo ingresso nel Pdl, l’ex
segretario radicale è già il berlusconiano tipo: glamorous &
fashionable.

«Io sono una bestia strana.
Sono un politico che si dimette. Ho lasciato Pr e presidenza della
Commissione Attività produttive quando Prodi era bene in sella. Non ho
guardato alla convenienza. Ho mollato, punto. Alle ultime elezioni non
mi sono neanche candidato»

«Io sono un ragazzo fortunato
che a 35 anni ha potuto fare tantissime cose anche grazie al Pr. Ho
imparato che la ruota gira. A volte ti telefonano ogni due minuti,
altre non ti si fila nessuno. Importante è restare sereni e fare ciò in
cui si crede».

«Berlusconi è stato il primo a sorridere affettuosamente di qualche battuta birichina che ho fatto su di lui in passato».

«Mi sono schierato con chi è più credibile sul terreno dell’economia liberale e della riduzione delle tasse».

«Spero, nel mio piccolo, di favorire la maggioranza dicendo cose utili, liberali, non scontate».

Siamo felici per Daniele.

Ancora una volta una storia di abbandono, si è conclusa con una adozione.

Ci piace pensare a Daniele, che scodinzola nella nuova casa, mentre il suo nuovo padrone “sorride affettuosamente” per le sue “birichinate”


Tecnologie senza fili: differenze e utilizzi sociali.

In questi ultimi mesi è tornato all’attenzione dei media il problema
dell’inquinamento elettromagnetico, non più e non solo collegato con le
installazioni dei colossi del business della telefonia mobile,
che in molti territori hanno dato vita a mobilitazioni in difesa della
salute pubblica e del territorio, ma come effetto indistinto di tutte le
tecnologie "senza fili".
Con la diffusione delle applicazioni che utilizzano questa tecnologia ,
spesso si assiste ad un pericoloso dibattito generalista che fa di tutte
le tecnologie senza fili un’unica categoria al centro della questione
"inquinamento elettromagnetico".
Ma quali sono le differenze tra una radio, un apparato per la
connessione WIFI ad internet ed un’antenna per i ripetitori di
telefonia mobile?
Quali le differenze tecniche collegate con la loro interazione con il corpo
umano e la sa?
Quali le normative a tutela della salute?
E soprattutto, quali i diversi interessi che muovono le nuove installazioni
e le speculazioni tecnico-mediatiche a riguardo?

La Copyriot Community propone una discussione che
faccia chiarezza sulle notevoli differenze tra questa diverse
tecnologie e che ponga al centro dell’analisi, non solo gli aspetti
tecnici ma un’analisi sugli utilizzi
e le ricadute sociali ed economiche delle tecnologie wireless.

Intervengono:

Daniele Trinchero, Politecnico di Torino, IxemLabs

  • Inquinamento elettromagnetico tra telefonia mobile e reti wireless

Federico Longobardi, Ingegneri Senza Frontiere, Torino

  • Reti wireless low cost e utilizzi sociali. Esperienze in Africa

coordina Copyriot Community


Scritto da copyriot, il 14-06-2008
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Pessoa spiegato ad una figlia di vent’anni

Le cose, in
Pessoa, rinviano a un abisso, un segreto che né riusciamo a penetrare
con gli occhi né riusciamo a conoscere con l’intelligenza.
Ciò che le cose nascondono è il ‘perché’ della loro esistenza, un
‘perché’ che non può essere mostrato all’uomo, ma che solletica la
curiosità della sua intelligenza.
Sono le cose, dunque, che ci interrogano , sono loro che ci mettono con le ‘spalle al muro’ .

Torturato, il Poeta rimpiange d’aver perso l’innocenza dello sguardo.

Le cose, infatti, nel loro nascondere altro, vengono perdute da chi le percepisce.

Che cosa significa ‘perdere le cose’? Non sapere più se il mondo sia ciò che ci sta innanzi o altro, il dubbio che esso sia sogno prende il sopravvento.
L’intelligenza non può che arrendersi dinnanzi al sogno che è la vita. Non ha i mezzi o la forza per scandagliarne i segreti.
Essa è smarrita, quasi pagasse la colpa di aver tentato di
violare la superficie delle cose nel tentativo di conoscerne il mistero.

Perso il senso del mondo presente,
intuendo un abisso di significati al di là di esso, Pessoa va in cerca
di un’uscita dal circolo che imprigiona l’intelligenza nell’incapacità
di svelare il ‘perché’ dell’esistenza .
La ricerca si sviluppa secondo due sentieri: quello della poesia e quello dell’esoterismo.
Pessoa, oltre che critico letterario e traduttore, è prima di tutto un poeta.
E alla poesia dedica grande parte del suo sforzo artistico.
Pessoa è un poeta, un «poeta drammatico»
«Il punto centrale della mia personalità come artista è che sono un poeta drammatico» .
Scomponendo la definizione ‘poeta dramático’ in tre parti ci accorgiamo che per Pessoa
1) l’aspetto poetico è dato dal ‘sentire’;
2) quello ‘drammatico’ è dato dal trasformare ciò che si sente in un’espressione estranea al contenuto stesso della sensazione, in modo da costruire una persona inesistente che a sua volta possa sentire quanto viene espresso dal soggetto.
Il poeta drammatico è quindi colui che unisce i due aspetti: sente allontanandosi da se stesso.
Questo sentire con i sensi altrui, ovvero lo scrivere poesia drammatica, è ciò che permette di relazionarci col mondo.
La poesia,con il suo essere espressione delle nostre sensazioni per il tramite di sensi altrui diventa allora una via possibile per arrivare al mistero delle cose.

La creazione degli eteronimi,
veri e propri alter ego del poeta che coesistono con lui e formano una
sorta di estensione del suo carattere, è quindi un processo di ricerca
della verità, un tentativo di leggere la realtà prendendo le distanze
da se stesso e incarnando il diverso da sè.

 

L’ESOTERICO

Pessoa cerca però anche un’altra soluzione per raggiungere il mistero dell’esistenza e lo fa attraverso le scienze esoteriche.
In una lettera all’amico Sá-Carneiro del 6 dicembre 1915, Pessoa
dichiara che la causa della sua crisi intellettuale è dovuta anche al
fatto che, nella traduzione di alcuni testi teosofici, ne ha fatto una
conoscenza tale da aver intravisto molte somiglianze con il suo sistema
di pensiero.
Pessoa conosce (almeno dal 1906) elementi di teosofia e occultismo.
E del resto ci dovrà pur esser stato un motivo perché l’editore
si sia rivolto proprio a Pessoa per la traduzione dei testi di
teosofia!
Conoscitore della filosofia ermetica, della qabbalah, delle
dottrine teosofiche, dei segreti delle stelle, Pessoa non smette di
pensare che anche solo dal mondo esteriore si possano raccogliere quei
segni che, debitamente organizzati e interpretati, possano svelare il
segreto delle cose: «Tutto il mondo è un grande libro aperto / che in
una lingua sconosciuta mi sorride».
Senza una comunicazione diretta con la sapienza segreta, è impossibile la conoscenza.

La conoscenza non è nemmeno adatta a tutti e per questo essa rimane segreta, anzi, essa si serve del mondo come di un velo che tenga lontani gli uomini, impegnati a chiedersi se sia reale o meno ciò che vedono.
Così, come il Faust di Goethe, anche Pessoa si dà alla magia, quale comunicazione diretta con la verità, o con coloro che la custodiscono, gli spiriti.
Un conto è allora conoscere le dottrine dell’occultismo, esserne
influenzato nella composizione di numerose poesie e nella composizione
di diversi scritti di carattere esoterico, un altro praticare la magia,
che nel caso del poeta portoghese è più rivolta alla conoscenza stessa
dei fenomeni occulti che non a un intervento sul mondo forzando le
leggi della fisica.
Più che di magia dobbiamo parlare, infatti, di un ricorrente uso dell’astrologia e delle capacità medianiche.
In una lettera alla zia Ana Luísa Nogueira del 24 giugno 1916 scrive
«Intorno alla fine di marzo (se non mi sbaglio)
cominciai a essere medium. Si immagini! Io, che (come si ricorderà) ero
un elemento di impaccio nelle sessioni semispiritiche che facevamo,
cominciai improvvisamente con la scrittura automatica. Mi trovavo in
casa, di sera, dopo essere rientrato dalla Brasileira, quando sentii la
volontà, letteralmente, di prendere una penna e di appoggiarla sopra un
foglio».
Capacità medianiche ed eteronimia sono in stretta relazione.:
«L’origine dei miei eteronimi è la profonda impronta
dell’isteria che esiste in me…. Sia come sia, l’origine mentale dei
miei eteronimi risiede nella mia tendenza organica e costante alla
spersonalizzazione e alla simulazione”.
Pessoa percorre il cammino dell’esoterismo, quindi, soprattutto
sdoppiandosi in una folla di eteronimi ognuno dei quali si affanna a
cercare la verità, ma si scopre comunque inadeguato rispetto alla vera
soluzione al problema dell’esistenza:

«Qabbalah, gnosi, misteri, massoneria / tutto ho avuto in mano / nella ricerca ansiosa che riempie i miei giorni e le mie notti. / Ma mai il mio cuore»

L’esoterismo non è in grado di riempire il cuore, l’unica cosa che abbiamo sempre, anche se stiamo sognando.

Dunque è nella ricerca di ciò che riempie il cuore che si potrà trovare il ‘perché’ delle cose.

Anche se questo significa accettare la tragedia di non saper dir
nulla riguardo la verità, ossia non esprimersi altrimenti che in «frammenti, frammenti, frammenti».


Personalizzare il layout della tastiera su Linux

Vogliamo spostare l’ordine di tutte le lettere della tastiera? Spesso lo si fa per scherzo o per confondere i meno esperti che si ritrovano a premere un tasto e ottenere un altro simbolo! Ora invece vedremo come fare per scopi seri.

http://lucandrea.wordpress.com/2008/06/13/personalizzare-il-layout-della-tastiera-su-linux/


Scritto da Luca Andrea Rossi, il 13-06-2008
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Clinica Omicidi, qualcuno aveva lanciato l'allarme 5 anni fa

Da CHIAMAMILANO del 12/06/2008

IL FIORE MARCIO
Oggi è la “clinica degli orrori” ma quando i cittadini ne
contestavano l’ampliamento e dimostravano che la struttura era
pericolosa la Santa Rita era “il fiore all’occhiello della sanità
lombarda”

Ci
sono troppo spesso accade in questo paese, per aprire uno squarcio di
verità in una cortina marcia di affari fatti letteralmente sulla pelle
dei malati e su quella di chi poi tanto malato non era ma che conveniva
lo fosse, e molto, al fine di lucrare il più possibile attraverso il
meccanismo dei rimborsi alle strutture accreditate presso il sistema
sanitario nazionale.
Oggi si sprecano sdegno e condanne ma, per favore, non ci si venga ad ammannire la solita solfa della “malasanità”.
La storia di quella che sulle pagine dei giornali e nei servizi
televisivi è stata ribattezzata “la clinica degli orrori” non è solo
una vicenda di medici incapaci, di vecchi ospedali lasciati degradare,
di pubblici denari drenati dai cateteri privati verso le tasche di
qualche sedicente imprenditore della salute. È peggio, molto peggio.
La storia della Clinica Santa Rita è il paradigma di una gestione della
sanità sfuggita ad ogni controllo pubblico ma saldamente nelle mani
degli appetiti di pochi.

Chiamamilano si occupò della Clinica Santa Rita cinque anni fa, con una serie di articoli pubblicati tra il marzo e l’ottobre del 2003. Pressoché in solitudine cercammo di raccontare la spregiudicata politica di ampliamento della struttura e la lotta condotta dal Comitato
dei residenti contro un progetto che presentava numerosi punti critici
soprattutto per gli aspetti legati alla sicurezza di alcuni reparti.
Nonostante i pareri di numerosi esperti Palazzo Marino e il Pirellone accolsero le richieste del notaio Pipitone.
CLINICA IN PARCHEGGIO
Piccola storia, non definitiva, delle espansioni della Clinica Santa Rita

UN “ELEFANTE” HA PRESO CASA IN CITTA’ STUDI
Si può costruire un ospedale tra villette e stradine a senso unico?

CLINICA S.RITA, OVVERO L’ELEFANTE INSICURO
L’ampliamento non è solo un problema architettonico.

IL PACHIDERMA E IL TRAFFICO
L’impatto sulla mobilità nell’area della clinica Santa Rita

OLTRE IL DANNO LA BEFFA
La Santa Rita s’accresce nonostante il parere negativo della consulta handicap

Oggi i vertici della Regione Lombardia hanno sospeso
l’accreditamento e hanno voltato le spalle alla clinica del notaio
Pipitone. Eppure negli ultimi anni la Santa Rita è diventata la
detentrice del record dei rimborsi: passando dai 22 milioni di euro del
2000 ad oltre 50 del 2006, il che ne ha fatto la struttura più
“finanziata”, davanti a realtà ospedaliere come San Raffaele e IEO.
La crescita dei rimborsi è andata di pari passo con l’aumento dei
ricoveri passati nello stesso periodo da poco più di 9.000 ad oltre
16.000.
Ciò è potuto avvenire in ragione di un ampliamento inarrestabile di una
piccola clinica diventata nel volgere di pochi anni –proprio a partire
dall’inizio del decennio– un vero e proprio ospedale con tanto di
pronto soccorso. Un ampliamento contestato dal Comitato dei residenti e
dalle opposizioni in Consiglio di Zona 3 e in Comune, ma benedetto da
Palazzo Marino e dal Pirellone.
Quando il Comitato contro l’elefante –così ribattezzarono la Santa Rita
per sottolineare l’invasività della Clinica sempre più grande in un
quartiere di villette– produsse un dossier con tanto di perizia
dell’architetto che progettò l’unità spinale del Niguarda (considerata
un modello di progettazione) dove si dimostravano numerose carenze sul
piano della sicurezza e dell’agibilità di molti reparti dalla Regione
si rispose che la Santa Rita era il “fiore all’occhiello della sanità
lombarda”.

INTERVISTE AUDIO

Sara Rossin
Capogruppo PD CdZ 3

Carlo Ippolito
Portavoce “Comitato contro l’elefante”

Peccato che il fiore fosse marcio. Ma chi doveva intervenire non ha sentito la puzza.
Innanzi alle contestazioni di corridoi dove avrebbero faticato a
passare le barelle, di unità di emodinamica e di riabilitazione al
terzo piano interrato con via di fughe inadeguate, di bagni delle
camere con aperture verso l’interno, chi poteva decidere quanto meno di
fermarsi un attimo a riflettere preferì non arrestare la crescita del
“fiore”.
Quanto è stato portato alla luce dall’inchiesta della Guardia di
finanza non era certo prevedibile, forse era inimmaginabile. Da un
progetto malfatto a considerare il corpo dei malati meno che carne da
macello ce ne passa. Ma la strada su cui si era incamminata la creatura
del notaio Pipitone era sdrucciolevole e i passi spregiudicati.
L’editoriale del Sole24Ore di ieri parla di un filo rosso che lega i
vari scandali sanitari che si susseguono ormai regolarmente: “la
mancanza pressoché totale di controlli”.
Nel caso della Santa Rita un controllo c’era stato. L’avevano fatto i cittadini. Bastava ascoltarli.

Beniamino Piantieri


Scritto da Filippo Cusumano, il 12-06-2008
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USA: il momento della verità

Obama - Clinton. È il momento della verità. Delle scelte definitive. Con chi si schiererà il Partito Democratico? Manca poco, gli ultimi stati e i numeri sono quelli decisivi. Obama è in vantaggio ma la Clinton non molla e neanche ci pensa a farlo. Non molla perchè sa di poter ancora puntare sulla volontà popolare, di molte zone, di volere un bianco alla guida e alla grande sfida di novembre. Ci sono zone in cui Obama non ha la minima chance di vittoria. E non è questione di contenuti o politiche. Obama stravince in Oregon ma non basta. Hillary rimane a galla con la netta vittoria in Kentucky ma rimane anche e soprattutto vicina alla sconfitta finale. Allo sfidante afro americano mancano solo pochi delegati al traguardo e un appoggio del suo partito spianerebbe la strada senza grandi dubbi verso la vittoria. La nomination democratica.
Non sarà facile per i democratici puntare su Obama. I sondaggi sono preoccupanti. La maggior parte della gente pensa che il colore della pelle, le origini del candidato influiranno sul risultato elettorale delle prossime presidenziali. Addirittura c'è e ci sarà chi in caso di non nomination della bianca Clinton opterà per il repubblicano McCain.
La partita rimane aperta.

Andrea Prete
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Scritto da ziobudda, il 17-04-2008
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