Linux From Scratch (LFS): creazione di un sistema Linux partendo da zero, usando solamente i sorgenti dei software richiesti.

lfs.jpg Linux From Scratch (LFS, letteralmente dall'inglese Linux da zero) è un libro scritto da Gerard Beekmans, Matthew Burgess ed altri. Nel libro sono fornite istruzioni su come costruire un sistema Linux a partire dai codici sorgente. La storia di LFS inizia nel 1998, quando Gerard Beekmans, non soddisfatto di altre distribuzioni, decide di creare il suo sistema ideale personale che si adatti alle sue esigenze, e scrive i suoi progressi in un pezzo di carta. In breve tempo, il libro riscuote successo, ed attorno ad esso si sviluppa un progetto, con lo scopo di educare l'utente a costruire nel modo più pulito possibile un nuovo Sistema Operativo. Il libro è disponibile gratuitamente dal sito di Linux From Scratch, la cui versione corrente è la 6.8. Per mantenere LFS piccolo e conservare il suo scopo, è stato creato un altro libro, Beyond Linux From Scratch, che presenta le istruzioni su come proseguire lo sviluppo del sistema di base creato con LFS. Linux From Scratch consiste in un modo per installare un sistema Linux funzionante attraverso la costruzione manuale e configurazione di tutti i suoi componenti. Tale processo è molto più laborioso rispetto all'installazione di una distribuzione pre-costruita. L'idea di base è che installare i singoli pacchetti uno per uno porterà ad una comprensione dei meccanismi interni di un sistema Linux funzionante. Inoltre, ovviamente, compilare tutto il software specificamente per la piattaforma ed architettura su cui verrà eseguito tende a far risultare i programmi più leggeri e veloci. Infine, è più facile personalizzare i pacchetti installati quando ognuno di essi è stato installato manualmente - "La tua distro, le tue regole". Procedura. Per costruire LFS, il costruttore necessita di una partizione vuota e un file system Linux funzionante. Per prima cosa bisogna compilare una toolchain che consiste in strumenti (tools) come gcc, glibc e Perl, usati per compilare LFS. Poi la cartella radice deve essere cambiata (chroot) a quella cassetta degli attrezzi per far partire la costruzione del sistema finale. Uno dei primi pacchetti da compilare è glibc; dopo di che il linker della cassetta degli attrezzi deve essere impostato per linkare glibc appena costruito, così che tutti gli altri pacchetti che verranno costruiti per il sistema finale saranno linkati a quest'ultimo. Non appena le versioni finali dei pacchetti sono installate, queste devono essere quelle utilizzate da bash, piuttosto che quelle temporanee nella cassetta degli attrezzi. Questo si realizza vuotando la tabella hash di bash ed impostando la cartella dei binari della cassetta degli attrezzi per ultima nella variabile di ambiente path del nuovo ambiente. Creazione di una nuova partizione. Per costruire il nostro nuovo sistema Linux abbiamo bisogno di un po' di spazio: una partizione vuota sul disco. Se non avete una partizione libera, nè spazio in nessuno dei vostri hard disk per farne una, allora potete costruire LFS nella stessa partizione in cui è installata la vostra distribuzione host. Non è una procedura raccomandata per la vostra prima installazione di LFS, ma se non avete spazio e vi sentite coraggiosi, date un'occhiata ai suggerimenti su .... Per un sistema minimale avrete bisogno di una partizione di circa 1,3 GB. Questo spazio è sufficiente per archiviare tutti i tarball sorgenti e compilare tutti i pacchetti. Ma se intendete usare il sistema LFS come vostro sistema Linux principale, probabilmente vorrete installare software addizionale, e avrete bisogno di più spazio, probabilmente attorno ai 2 o 3 GB. Dal momento che non abbiamo praticamente mai sufficiente RAM nel nostro PC, è una buona idea utilizzare una piccola partizione come area di swap: questo spazio è utilizzato dal kernel per archiviare dati usati raramente e fare spazio in memoria per cose più urgenti. La partizione di swap per il vostro sistema LFS può essere la stessa del vostro sistema host, così non dovrete crearne un'altra nel caso in cui il vostro sistema usi già una partizione di swap. Avviate un programma di partizionamento come cfdisk o fdisk che abbia per argomento l'hard disk su cui deve essere creata la nuova partizione, ad esempio /dev/hda per il disco IDE primario. Create una partizione Linux nativa e una partizione swap, se necessario. Fate riferimento alle pagine man di cfdisk o fdisk se non sapete come usare i programmi. Ricordate la designazione della vostra nuova partizione, qualcosa tipo hda5. Questo libro vi farà riferimento come partizione LFS. Se avete anche una partizione di swap ricordatevi anche la sua designazione. Questi nomi saranno in seguito necessari per il file /etc/fstab.

Scritto da Hugo, il 07-03-2011
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Peppermint OS Ice-10012010 distribuzione Linux basata su Ubuntu che mira ad essere leggera, veloce e facile da usare

peppermint_logo.png Peppermint Linux è una distribuzione Linux basata su Ubuntu che mira ad essere leggera, veloce e facile da usare. Impiegando la tecnologia Prism di Mozilla, Peppermint si integra perfettamente con le applicazioni Cloud e web-based. Le altre dotazioni della distribuzione comprendono aggiornamenti automatici, installazione semplice passo a passo, interfaccia semplice e intuitiva e mobilità crescente, grazie alla integrazione con le applicazioni Cloud-based. Di seguito vedremo i semplici passaggi che permettono di installarla sul nostro computer. Iniziate, come sempre, col procurarvi l'immagine ISO di Peppermint, che potete scaricare a partire dal sito della distribuzione, a questo link. Masterizzate l'immagine scaricata, impostate il BIOS del vostro computer in modo da eseguire il boot per prima dall'unità ottica, inserite il disco masterizzato in quest'ultima ed avviate il pc: ecco la prima schermata che vedrete

Linux From Scratch 6.8 pronta per il download con il kernel 2.6.37 e nuove librerie.

lfs.jpg Linux From Scratch (LFS, letteralmente dall'inglese Linux da zero) è un libro scritto da Gerard Beekmans, Matthew Burgess ed altri. Nel libro sono fornite istruzioni su come costruire un sistema Linux a partire dai codici sorgente. La storia di LFS inizia nel 1998, quando Gerard Beekmans, non soddisfatto di altre distribuzioni, decide di creare il suo sistema ideale personale che si adatti alle sue esigenze, e scrive i suoi progressi in un pezzo di carta. In breve tempo, il libro riscuote successo, ed attorno ad esso si sviluppa un progetto, con lo scopo di educare l'utente a costruire nel modo più pulito possibile un nuovo Sistema Operativo. Il libro è disponibile gratuitamente dal sito di Linux From Scratch, la cui versione corrente è la 6.7. Per mantenere LFS piccolo e conservare il suo scopo, è stato creato un altro libro, Beyond Linux From Scratch, che presenta le istruzioni su come proseguire lo sviluppo del sistema di base creato con LFS. Linux From Scratch consiste in un modo per installare un sistema Linux funzionante attraverso la costruzione manuale e configurazione di tutti i suoi componenti. Tale processo è molto più laborioso rispetto all'installazione di una distribuzione pre-costruita. L'idea di base è che installare i singoli pacchetti uno per uno porterà ad una comprensione dei meccanismi interni di un sistema Linux funzionante. Inoltre, ovviamente, compilare tutto il software specificamente per la piattaforma ed architettura su cui verrà eseguito tende a far risultare i programmi più leggeri e veloci. Infine, è più facile personalizzare i pacchetti installati quando ognuno di essi è stato installato manualmente - "La tua distro, le tue regole".

Scritto da Hugo, il 07-03-2011
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Jokosher è un applicativo audio che fa della semplicità di utilizzo il suo paradigma fondamentale.

Jokosher_Logo.svg.png Jokosher è un applicativo audio che fa della semplicità di utilizzo il suo paradigma fondamentale. Jokosher può essere il software ideale per chi fa musica ad ogni livello e necessita di un strumento che, con estrema semplicità e rapidità, permetta di affrontare l'intero processo di produzione musicale: registrazione delle tracce, editing, missaggio ed esportazione del brano musicale nei formati audio digitali. Se semplicità e rapidità di utilizzo sono gli imperativi su cui si fonda Jokosher, indubbiamente non bisogna pretendere dal software caratteristiche e funzionalità avanzate tipiche di applicativi per l'audio editing più specifici quali, ad esempio restando in ambiente GNU/Linux, il professionale Ardour oppure il più amatoriale Audacity del quale vi invito a leggere Audacity ottimo editor audio multipiattaforma. L'interfaccia di Jokosher è estremamente essenziale con una veste grafica un po spartana quasi da spiazzare al primo utilizzo. I controlli fondamentali dell'applicazione sono disposti nella toolbar secondo un ordine che definisce le fasi di realizzazione del progetto audio. La riga sotto la toolbar è dedicata alla misurazione del tempo. A partire dalla colonna sinistra troviamo il controllo per il volume del metronomo, l'impostazione dei battiti per minuto (BPM), il pulsante che apre la scheda di impostazione del tempo in battute per misura e del valore della battuta e a seguire la Time Line.

FIL Plugins (Fiml Imitation Lab) è uno script potente per simulare vecchie foto.

fil_1.7_logo_0.jpg FIL ha una architettura modulare e può usare l'estensione binari (plugin). Versione corrente: v1.7.1 (18 novembre 2010). Caratteristiche: * Old color simulation by using prepaered color processes colore simulazione Old tramite colori prepaered processi * Film grain Film del grano * Vignette di simulazione * Difetto lenti simulazione * Opzione indicazione *n Lotto di esecuzione dello script * estensioni di file binari (plugin) di sostegno all'integrazione. Plugins: # Script Lomo da Elsamuko # Vintage Look script by mm1 Vintage Look script da MM1 # Photochrom script by Elsamuko Fotocromatiche script Elsamuko # Highpass Sharpening script by drschwalbenmann Highpass affilatura script drschwalbenmann

Scritto da Hugo, il 06-03-2011
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LibreOffice 3.3.1, Unity 3.6.0, Linux Kernel 2.6.38-rc6, Upstart 0.9, presenti nella versione alpha 3 di Ubuntu Natty Narwhal

natty_narwhal.jpg Rilasciata la versione alpha 3 di Ub untu 11.04 Natty Narwhal. Novità Compatibilità con le piattaforme ARM Compatibilità e gestione hardware grafico notevolmente migliorata Supporto e funzionalità in più soprattutto per i netbook Supporto per Utouch(supporto multitouch) (Qui la fonte: ... ) Unity(comletamente integrato con Utouch) Miglioramenti nel kernel Xorg display server e GTK+toolkit inclusa l' ultima versione di GCC e global menu applet Unity Desktop Manager di default anche nella versione desktop Pastie: Indicator Clipboard Manager Nuovi Wallapaper di Default Banshee player di Default Firefox 4 Blueprint Tsclient (connessione desktop remoto) Canonical e Mark Shuttleworth puntano al tablet: Chris Kenyon, vice president della divisione OEM di Canonical, ha annunciato ufficialmente che la società è al lavoro su una nuova versione di Ubuntu pensata esclusivamente per i sistemi tablet, che sono in rapida espansione proprio in questo periodo. Kenyon ha anche già dichiarato che le prime soluzioni tablet con la popolare distribuzione Linux saranno disponibili già a partire dalla fine del primo trimestre del prossimo anno.

Rilasciata Ubuntu 11.04 Alpha 3, perfettamente in tempo per il piano di release nonostante i piani un po’ cambiati.

ubuntu-dash1[1].png Nonostante i piani un po’ cambiati per via di una roadmap modificata in corsa, gli sviluppatori di Canonical non hanno risentito per nulla di questo fattore e, perfettamente in tempo per il piano di release stabilito hanno rilasciato Ubuntu 11.04 Alpha 3. Dalla scorsa Alpha ci sono stati parecchi cambiamenti, sia per quanto riguarda Unity e molti applicativi, sia sotto il cofano, per quanto concerne il kernel e i demoni. Se infatti con Unity sono stati fatti passi da gigante, alcuni riassunti nel nostro punto della situazione, è anche rilevabile che LibreOffice, suite ormai default sulla distro di Canonical, è stato aggiornato alla versione 3.3.1, ed anche per il popolare software d’ufficio è quasi completamente pronto il supporto ad AppMenu. Ai più smaliziati invece farà piacere l’aggiornamento a Linux 2.6.38-rc6, Upstart presente in versione 0.9, e non la più matura 1.0 di cui avevamo scritto ieri, e dpkg alla versione 1.16.0. Una lista, davvero completa, di tutti i cambiamenti presenti in Ubuntu 11.04 Alpha 3 è stata pubblicata da WebUp8. Ricordando che non è più prevista alcuna RC della distribuzione, ma una beta aggiuntiva, con poi la release finale anticipata di una settimana, vi invitiamo a testare questa Alpha 3, tenendo a mente che è pur sempre software in lavorazione ed ancora incompleto, anche se ormai Ubuntu 11.04 comincia a mostrare ciò che prima non aveva: una forma. Per scaricare le immagini ISO si può fare riferimento alla pagina di download; buon divertimento!

Kademar Linux rilascia la nuova versione 4.9.5

kademar8.png Kademar Linux ha annunciato il rilascio di kademar Linux 4.9.5, una distribuzione basata su Debian desktop e live CD / DVD con supporto per la lingua catalana, e alcuni strumenti di configurazione personalizzata. Alcune delle modifiche in questa versione includono: importanti miglioramenti nel server audio PulseAudio; ext4 come file system di default; applet NetworkManager sostituito da wicd; CADI nuovo modulo per la configurazione delle tastiere multimediali. L'annuncio ufficiales via Distrowatch: kademar Linux Adonay Sanz Alsina has announced the release of kademar Linux 4.9.5, a Catalan distribution and live DVD with a choice of KDE 3 and KDE 4 desktops and a recent Linux kernel patched for performance. Based on the recently-released Debian GNU/Linux 6.0, the new kademar delivers vast improvements in speed and performance, and brings many updated software applications. Some of the features include: Linux kernel 2.6.37 with the 200-line desktop performance patch; a choice between KDE 3.5.10 and 4.5.5 desktop environment; compressed caching in RAM with the compcache technology; Duck Duck Go as the default search engine; Wine 1.2.2 as the latest stable version of the compatibility layer for Windows programs and games for Linux; new graphical desktop theme.... Read the rest of the release announcement (in Catalan) for further details. Download (MD5): kademar_V4.9.5_Escritorio-32bit.iso (2,690MB), kademar_V4.9.5_Escritorio-64bit.iso (2,603MB).e

NoteEdit il programma migliore per scrivere spartiti musicali

noteedit_logo.png Al momento il programma migliore per scrivere spartiti musicali è senz'altro Nted o Noteedit. Si tratta di un programma di notazione musicale molto potente, continuamente aggiornato e abbastanza maturo. Le caratteristiche di cui dispone lo rendono facile e comodo da usare, ad esempio è possibile inserire le note con il mouse o direttamente da una tastiera MIDI comptaibile con GNU/Linux selezionando, nello stesso tempo, la durata delle note dalla tastiera del PC. Tra le altre cose, Notedit supporta numerosi formati di stampa tra cui lilypond, MusiXTeX, PMX e quello nativo e compatibile con Mup, un programma di notazione musicxale molto diffuso.

MMA Musical Midi Acompaniment, interfaccia hardware che consente il collegamento fisico tra vari strumenti.

mma_logo.png Il MIDI è, da una parte, un linguaggio informatico, ossia una serie di specifiche che danno vita al protocollo; dall'altra, un'interfaccia hardware che consente il collegamento fisico tra vari strumenti. Entrambi questi aspetti sarebbero probabilmente sostituibili da sistemi più performanti, nonostante ciò, il MIDI, nato negli anni ottanta, è rimasto pressoché inalterato ed è intensamente utilizzato nella produzione di musica digitale. I motivi risiedono probabilmente nel ruolo di standard, pressoché incontrastato, che il MIDI ha assunto nell'ambito musicale, e nella cura riposta dai progettisti nella stesura delle prime specifiche. Di fatto, il MIDI ha peculiarità interessanti su più fronti: * La qualità e la praticità del sistema. L'integrazione tra eventi Audio ed eventi MIDI ha dimostrato di essere una mossa vincente, confermando l'importanza di questo standard nella realizzazione di musica digitale. * La leggerezza dei file MID (in termini di kB). Tramite Internet ed i software multimediali, il MIDI diventa un media di uso comune non più appannaggio esclusivo dei musicisti. * La diffusione di basi di livello qualitativo sempre maggiore. Fatto che ha permesso a molti musicisti di svolgere con facilità e qualità il proprio lavoro. * Il costo. Molti produttori hardware e software puntano sulla multimedialità dei propri prodotti. Con un investimento minimo, o ricorrendo a programmi freeware, è possibile per ognuno disporre di un computer in grado di realizzare produzioni musicali di buon livello. Cenni storici Il protocollo MIDI nacque all'inizio degli anni ottanta. Il prototipo per il MIDI venne presentato da due progettisti della Sequential Circuit (SCi), Dave Smith e Chet Wood, che nel 1981 proposero le prime specifiche del MIDI in un documento pubblicato sotto il nome di "The complete SCI MIDI". Il MIDI nacque come risposta all'esigenza di far comunicare diversi strumenti musicali elettronici tra loro, tenendo conto delle diverse caratteristiche di ognuno di essi. Diversi costruttori, ad esempio Oberheim e Roland, offrivano già sui propri strumenti alcuni sistemi di interfacciamento. Queste interfacce però, basate su algoritmi proprietari, garantivano il proprio funzionamento solo su strumenti dello stesso costruttore, il protocollo di Smith e Wood si presentava invece come un sistema in grado di superare questo limite. Per garantire la piena compatibilità tra i vari strumenti, al di là della casa produttrice, ogni costruttore fu invitato a partecipare alla stesura definitiva delle prime specifiche MIDI. SCI, Roland, Yamaha e Kawai furono i primi produttori di strumenti digitali ad aderire alla definizione e alla diffusione del MIDI. Il progetto terminato, comunque, apparve solo due anni dopo: nell'agosto del 1983 le specifiche MIDI furono presentate al pubblico alla fiera del National Association of Music Merchants - NAMM, tenutasi a Los Angeles. L'immediata popolarità dello standard creò divisioni all'interno del comitato fondatore: i produttori americani si unirono nella MMA (MIDI Manufactures Association) mentre quelli giapponesi fondarono la JMA (Japan MIDI Association). Benché lavorassero su un terreno comune, i due consorzi svilupparono delle caratteristiche non sempre pienamente compatibili tra loro. Queste divergenze furono risolte nel 1985, quando la IMA (International MIDI Association) pubblicò la versione 1.0 delle specifiche MIDI, istituendo di fatto lo standard del protocollo. I costruttori che supportano il protocollo MIDI sono perciò riuniti in due associazioni: MMA (costruttori Americani ed Europei) e JMSC (costruttori Giapponesi). Le modifiche da apportare allo standard MIDI vengono discusse ed approvate da queste due associazioni. La diffusione delle specifiche MIDI spetta all'IMA (International Midi Association). Il primo synth dotato di interfaccia MIDI fu presentato nel 1983: si trattava del PROPHET 600 della SCI.







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