Il diritto alla memoria, tra privacy e oblio

Il tema oggetto della sentenza della Corte di Cassazione n. 5525/2012, depositata il 5 aprile, è quanto mai di stretta attualità. Nelle ultime settimane, più volte e con riferimento ai casi più disparati, ci siamo frequentemente interrogati se esista una posizione ‘corretta’ da assumere rispetto a notizie e fatti di cronaca che, pur ‘veri’, sono talmente risalenti nel tempo da divenire, oggi, lesivi della dignità, del decoro, dell’onore delle persone in essi coinvolte; persone che, spesso e già da tempo, hanno visto evolversi le vicende oggetto di cronaca, anche – nel caso – definendo positivamente le relative pendenze giudiziarie.La UE, proprio sul tema oggi in esame, nell’ambito del dibattito sulla riforma della privacy e all’interno della proposta di regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio “concernente la tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali e la libera circolazione di tali dati”, presentata dalla Commissione lo scorso 25 gennaio (unitamente alla proposta di direttiva sulla “tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali da parte delle autorità competenti a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni penali, e la libera circolazione di tali dati”), ha sancito che i cittadini europei hanno diritto al pieno controllo sui propri dati.

Scritto da LeggiOggi, il 10-04-2012
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