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Capezzone scodinzola nella casa di Padron Silvio ( felice epilogo di una triste vicenda di abbandono)
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Eravamo tutti in pena per Daniele Capezzone.
Ci chiedevamo come avrebbe fatto.
Dopo aver ricevuto il calore di una casa accogliente, fino a diventarne il piccolo principe, essere abbandonato così…
Una vicenda che francamente ci stringeva il cuore.
Ma si sa come va il mondo.
Poco alla volta, le vicende degli altri, per quanto toccanti, finiscono per sbiadire ed essere dimenticate.
Anche perchè, in fondo, queste vicende di abbandono sono così
frequenti che non fai a tempo di appassionarti ad una storia che
subito, nel giornale della mattina successiva, ne leggi un’altra.
Ultimamente avevo dimenticato Daniele per la commozione suscitatami da Kimba, una dolcissima cagnetta di razza bretone di taglia medio piccola, ritrovata a Sanremo .
Ma non è solo per via dell’arrivo alla ribalta di nuove storie
lacrimevoli di abbandono che avevo smesso di preoccuparmi dell’ex
segretario.
Avevo smesso di preoccuparmi anche perchè lo sapevo pronto
d’ingegno, vigile ( quindi in grado di difendersi dai pericoli)
simpatico, giocherellone, un po’ ruffiano, insomma, quindi capacissimo
di trovarsi in fretta un altro padrone.

E così è stato.
Adesso Daniele è felice nella nuova casa.
Basta leggere qui l’articolo
di Giancarlo Perna sul Giornale per capire che è stato accolto da un
padrone amorevole, pronto ad accudirlo nel modo migliore e forse a
restituirgli quel ruolo di piccolo principe che aveva avuto nella sua
vecchia casa.
Ecco alcuni brani significativi dell’articolo:
Cortese per natura, Daniele Capezzone è oggi ancora più
premuroso. È tutto un cedermi il passo, invitarmi a sedere, sorridere
aggraziato. Elegante e ben curato da anni, è addirittura da passerella
oggi nell’abito blu. In meno di due mesi dal suo ingresso nel Pdl, l’ex
segretario radicale è già il berlusconiano tipo: glamorous &
fashionable.
«Io sono una bestia strana.
Sono un politico che si dimette. Ho lasciato Pr e presidenza della
Commissione Attività produttive quando Prodi era bene in sella. Non ho
guardato alla convenienza. Ho mollato, punto. Alle ultime elezioni non
mi sono neanche candidato»
«Io sono un ragazzo fortunato
che a 35 anni ha potuto fare tantissime cose anche grazie al Pr. Ho
imparato che la ruota gira. A volte ti telefonano ogni due minuti,
altre non ti si fila nessuno. Importante è restare sereni e fare ciò in
cui si crede».
«Berlusconi è stato il primo a sorridere affettuosamente di qualche battuta birichina che ho fatto su di lui in passato».
«Mi sono schierato con chi è più credibile sul terreno dell’economia liberale e della riduzione delle tasse».
«Spero, nel mio piccolo, di favorire la maggioranza dicendo cose utili, liberali, non scontate».
Siamo felici per Daniele.
Ancora una volta una storia di abbandono, si è conclusa con una adozione.
Ci piace pensare a Daniele, che scodinzola nella nuova casa, mentre il suo nuovo padrone “sorride affettuosamente” per le sue “birichinate”
Pessoa spiegato ad una figlia di vent’anni
Le cose, in
Pessoa, rinviano a un abisso, un segreto che né riusciamo a penetrare
con gli occhi né riusciamo a conoscere con l’intelligenza.
Ciò che le cose nascondono è il ‘perché’ della loro esistenza, un
‘perché’ che non può essere mostrato all’uomo, ma che solletica la
curiosità della sua intelligenza.
Sono le cose, dunque, che ci interrogano , sono loro che ci mettono con le ‘spalle al muro’ .
Torturato, il Poeta rimpiange d’aver perso l’innocenza dello sguardo.
Le cose, infatti, nel loro nascondere altro, vengono perdute da chi le percepisce.
Che cosa significa ‘perdere le cose’? Non sapere più se il mondo sia ciò che ci sta innanzi o altro, il dubbio che esso sia sogno prende il sopravvento.
L’intelligenza non può che arrendersi dinnanzi al sogno che è la vita. Non ha i mezzi o la forza per scandagliarne i segreti.
Essa è smarrita, quasi pagasse la colpa di aver tentato di
violare la superficie delle cose nel tentativo di conoscerne il mistero.
Perso il senso del mondo presente,
intuendo un abisso di significati al di là di esso, Pessoa va in cerca
di un’uscita dal circolo che imprigiona l’intelligenza nell’incapacità
di svelare il ‘perché’ dell’esistenza .
La ricerca si sviluppa secondo due sentieri: quello della poesia e quello dell’esoterismo.
Pessoa, oltre che critico letterario e traduttore, è prima di tutto un poeta.
E alla poesia dedica grande parte del suo sforzo artistico.
Pessoa è un poeta, un «poeta drammatico»
«Il punto centrale della mia personalità come artista è che sono un poeta drammatico» .
Scomponendo la definizione ‘poeta dramático’ in tre parti ci accorgiamo che per Pessoa
1) l’aspetto poetico è dato dal ‘sentire’;
2) quello ‘drammatico’ è dato dal trasformare ciò che si sente in un’espressione estranea al contenuto stesso della sensazione, in modo da costruire una persona inesistente che a sua volta possa sentire quanto viene espresso dal soggetto.
Il poeta drammatico è quindi colui che unisce i due aspetti: sente allontanandosi da se stesso.
Questo sentire con i sensi altrui, ovvero lo scrivere poesia drammatica, è ciò che permette di relazionarci col mondo.
La poesia,con il suo essere espressione delle nostre sensazioni per il tramite di sensi altrui diventa allora una via possibile per arrivare al mistero delle cose.
La creazione degli eteronimi,
veri e propri alter ego del poeta che coesistono con lui e formano una
sorta di estensione del suo carattere, è quindi un processo di ricerca
della verità, un tentativo di leggere la realtà prendendo le distanze
da se stesso e incarnando il diverso da sè.
L’ESOTERICO
Pessoa cerca però anche un’altra soluzione per raggiungere il mistero dell’esistenza e lo fa attraverso le scienze esoteriche.
In una lettera all’amico Sá-Carneiro del 6 dicembre 1915, Pessoa
dichiara che la causa della sua crisi intellettuale è dovuta anche al
fatto che, nella traduzione di alcuni testi teosofici, ne ha fatto una
conoscenza tale da aver intravisto molte somiglianze con il suo sistema
di pensiero.
Pessoa conosce (almeno dal 1906) elementi di teosofia e occultismo.
E del resto ci dovrà pur esser stato un motivo perché l’editore
si sia rivolto proprio a Pessoa per la traduzione dei testi di
teosofia!
Conoscitore della filosofia ermetica, della qabbalah, delle
dottrine teosofiche, dei segreti delle stelle, Pessoa non smette di
pensare che anche solo dal mondo esteriore si possano raccogliere quei
segni che, debitamente organizzati e interpretati, possano svelare il
segreto delle cose: «Tutto il mondo è un grande libro aperto / che in
una lingua sconosciuta mi sorride».
Senza una comunicazione diretta con la sapienza segreta, è impossibile la conoscenza.
La conoscenza non è nemmeno adatta a tutti e per questo essa rimane segreta, anzi, essa si serve del mondo come di un velo che tenga lontani gli uomini, impegnati a chiedersi se sia reale o meno ciò che vedono.
Così, come il Faust di Goethe, anche Pessoa si dà alla magia, quale comunicazione diretta con la verità, o con coloro che la custodiscono, gli spiriti.
Un conto è allora conoscere le dottrine dell’occultismo, esserne
influenzato nella composizione di numerose poesie e nella composizione
di diversi scritti di carattere esoterico, un altro praticare la magia,
che nel caso del poeta portoghese è più rivolta alla conoscenza stessa
dei fenomeni occulti che non a un intervento sul mondo forzando le
leggi della fisica.
Più che di magia dobbiamo parlare, infatti, di un ricorrente uso dell’astrologia e delle capacità medianiche.
In una lettera alla zia Ana Luísa Nogueira del 24 giugno 1916 scrive
«Intorno alla fine di marzo (se non mi sbaglio)
cominciai a essere medium. Si immagini! Io, che (come si ricorderà) ero
un elemento di impaccio nelle sessioni semispiritiche che facevamo,
cominciai improvvisamente con la scrittura automatica. Mi trovavo in
casa, di sera, dopo essere rientrato dalla Brasileira, quando sentii la
volontà, letteralmente, di prendere una penna e di appoggiarla sopra un
foglio».
Capacità medianiche ed eteronimia sono in stretta relazione.:
«L’origine dei miei eteronimi è la profonda impronta
dell’isteria che esiste in me…. Sia come sia, l’origine mentale dei
miei eteronimi risiede nella mia tendenza organica e costante alla
spersonalizzazione e alla simulazione”.
Pessoa percorre il cammino dell’esoterismo, quindi, soprattutto
sdoppiandosi in una folla di eteronimi ognuno dei quali si affanna a
cercare la verità, ma si scopre comunque inadeguato rispetto alla vera
soluzione al problema dell’esistenza:
«Qabbalah, gnosi, misteri, massoneria / tutto ho avuto in mano / nella ricerca ansiosa che riempie i miei giorni e le mie notti. / Ma mai il mio cuore»
L’esoterismo non è in grado di riempire il cuore, l’unica cosa che abbiamo sempre, anche se stiamo sognando.
Dunque è nella ricerca di ciò che riempie il cuore che si potrà trovare il ‘perché’ delle cose.
Anche se questo significa accettare la tragedia di non saper dir
nulla riguardo la verità, ossia non esprimersi altrimenti che in «frammenti, frammenti, frammenti».
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