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L'esportazione della lobbycrazia
Da quello che si è potuto vedere da questo inizio di 2012 , dagli scenari degni di 1984 di Orwelliana memoria, sembra che la lotta al terrorismo e l’esportazione della democrazia stia progressivamente e velocemente cedendo il passo alla lotta senza quartiere di quella che, la propaganda chiama pirateria, alla strenua difesa della cosiddetta proprietà intellettuale e all’esportazione della lobbycrazia. Questa nuovo scenario, che nonostante la portata completamente differente si vuole per molti versi equiparare al terrorismo, sta superando in maniera preoccupante e piuttosto imbarazzante qualsiasi principio di buon senso e di confine nazionale.
Colpirne 1 per educarne 100?
Con una curiosa coincidenza e un tempismo eccezionale, il successo avuto dalla protesta online condotta contro gli Internet Blacklist Bills (SOPA e PIPA) statunitensi, volti a restringere le libertà di espressione degli utenti in nome della anacronistica difesa del copyright, avvenuta lo scorso 18 Gennaio, è stato in men che non si dica oscurato e integrato, dalla clamorosa chiusura del network MegaUpload Ltd, comprendente fra gli altri MegaUpload, MegaVideo e MegaPorn. L’operazione, ad opera dell’ FBI, è avvenuta appena il giorno seguente, il 19 Gennaio.
Il cortocircuito storico del copyright
Quello in cui viviamo è un periodo molto attivo a livello di pressioni effettuate sui governi di molti stati da parte delle lobby degli editori che rischiano, a causa dell’evoluzione tecnologica dei mezzi di pubblicazione e distribuzione, di veder stroncati molti dei privilegi economici acquisiti nel corso degli anni e oramai totalmente immotivati. Di casi di questo genere in Italia ci siamo occupati poco tempo fa (La morbosa difesa politica del diritto d’autore online) mentre in questo periodo il dibattito online è piuttosto attivo su due proposte di legge statunitensi, il Protect Intelletual Property Act e lo Stop Online Privacy Act che vorrebbero andare a rimpolpare ancor più sostanziosamente il Digital Millenium Copyright Act del 1998 e il PRO-IP Act del 2008, già di per se molto discutibili. Senza entrare nel merito dei provvedimenti è curioso notare come il copyright stia ritornando prepotentemente più o meno direttamente alle sue origini: la censura.
Il software proprietario e la democrazia
Pur provenendo da contesti apparentemente distanti e mal assimilabili, ad un’attenta analisi, software proprietario e democrazia, nella sua versione indiretta e snaturata a cui siamo ormai abituati e che siamo in grado di sperimentare personalmente ogni giorno, hanno invece diversi punti di contatto e condividono (purtroppo) dinamiche di funzionamento e di consenso.
La morbosa difesa politica del diritto d'autore online
Nell’ultimo periodo, nel marasma generale sociale, politico ed economico del bel paese sono tornati di moda alcuni tentativi, copione già visto in passato, di mettere mano in chiave liberticida ad internet all’ombra di una riforma sulla legislazione del diritto d’autore e del copyright online. Nonostante la maggior parte dei media tradizionali a torto o a ragione, volutamente o meno abbia taciuto e tralasciato questi tentativi fortunatamente il dibattito in rete è particolarmente vivo e presente. Cerchiamo di capire cosa c’è in gioco e le pressioni e le dinamiche alla base di questi tentativi.
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