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L'Extremadura converte 40.000 pc a Linux
La regione autonoma spagnola ha cominciato la migrazione dei propri personal computer e server a Linux. Oltre 40.000 pc del governo locale, a tutti i livelli, funzioneranno grazie alla distribuzione realizzata appositamente chiamata Sysgobex, derivata da Debian. Il passaggio all'open source permetterà un risparmio di oltre 30 milioni di euro all'anno. L'importante annuncio segue quello dell'esercito francese (90.000 pc) e quello della città di Monaco (13.000 pc).
10 step per migrare a Libreoffice
La "The Document Foundation" (TDF) ha rilasciato un white paper per la migrazione verso LibreOffice in 10 step. Il documento, in formato PDF ibrido (e quindi rieditabile sempre con LibreOffice), illustra i 10 passaggi in dettaglio: dagli aspetti tecnici, alla fine i più semplici da risolvere, allo scoglio delle "abitudini lavorative", barriera che si incontra quando si vuole cambiare qualcosa... Ovviamente viene sottolineata ancora una volta la libertà offerta dalla suite di automazione ufficio nella scelta dei formati per salvare i propri documenti, grazie all'utilizzo del formato ODF (Open Document Format).
Software Libero anche l'Italia si è Decisa
Con la spending review il Governo vuole ridurre gli sprechi pubblici ed invitò, tutti i cittadini, a dare suggerimenti. Noi demmo il nostro e la favola si è avverata. La Pubblica Amministrazione, grazie alla legge n. 134 del 7-8-2012, dovrà utilizzare software libero od open source. Il software proprietario che prima era la regola, ora diventa l'eccezione. Con tale legge (modifiche urgenti per la crescita del Paese) è stato modificato l'art. 68 del CAD (Codice dell’Amministrazione Digitale - D.Lgs. 82/2005) che disciplina le modalità e le procedure per l’acquisizione di software da parte della Pubblica Amministrazione. Seppure senza certezza, crediamo che in questo cambiamento ci sia del nostro ... continua …
IPv6: migrazione combattuta
Immaginate che, contro ogni previsione, la popolazione mondiale si centuplichi in un lasso di tempo estremamente breve. Senza considerare le gravi conseguenze di una tale evenienza a livello infrastrutturale, ci troveremmo ad affrontare enormi problemi nell’erogazione dei servizi di comunicazione più comuni. Immaginiamo le code interminabili presso gli uffici postali e gli infiniti ritardi nella consegna della corrispondenza. Nella vita reale si aprirebbero nuovi uffici postali, si assumerebbe personale aggiuntivo. Proprio questo non è possibile con gli indirizzi IPv4: semplicemente non ci sono più risorse disponibili. La crescita esponenziale di contenuti, dati e strumenti di lavoro fruibili esclusivamente attraverso Internet (dal semplice accesso remoto al disco fisso in rete allo “home banking” ai “repository on-line" alla telefonia VoIP o i social media), come la massiccia proliferazione di pc portatili, telefoni cellulari, tablets, addirittura elettrodomestici in grado di accedere ad internet, ha portato ad un esaurimento degli indirizzi IPv4 disponibili, tanto rapido quanto inaspettato quando nel 1981 fu introdotto il protocollo IPv4, o più tardi nel 1998, quando IPv6 vide la luce.
Soffermandoci sulla nota similitudine "Internet / autostrada", la mancanza di risorse avrebbe indubbie conseguenze sullo sviluppo della rete autostradale: la carenza di fondi non consentirebbe la costruzione di nuove corsie. Con una popolazione centuplicata il traffico autostradale si trasformerebbe in un ingorgo perenne. A lungo termine neanche eventuali deviazioni, atte a meglio distribuire il traffico, concorrerebbero concretamente alla soluzione del problema. Trasferendo queste immagini alle "autostrade dell'informazione", non sarà possibile pubblicare nuovi servizi Web o replicare piattaforme esistenti per smistare il traffico, perché non ci sono indirizzi IPv4 disponibili per i server web. Il tentativo di una redistribuzione di indirizzi IP con NAT e sottoreti potrebbe inizialmente rappresentare una soluzione, come la deviazione stradale, ma paralizzerebbe a lungo termine il traffico, perché nell'era del Web 2.0 Internet è diventato un bene di consumo e ognuno di noi impiega almeno uno se non più dispositivi che accedono ai servizi erogati attraverso il web.
Con IPv6, ogni dispositivo che vuole comunicare con Internet avrà un proprio indirizzo IP: un contributo notevole alla realizzazione della visione della “Internet House” (Cisco, ancora nel 2000), un progetto di automazione domestica decisamente rivoluzionario per quei tempi e oggi più fruibile che mai. Basti pensare alla grande varietà di dispositivi “Smart”, dai cellulari ai televisori, dagli elettrodomestici (frigoriferi, lavatrici e forni) che comunicano con gli utenti, a termostati, persiane, illuminazione e impianti d’allarme già oggi gestibili da remoto. Questo trend è in pieno sviluppo! L'IFA di quest'anno ha visto numerose aziende proporre soluzioni di automazione domestica davvero interessanti. Quello che allora era “il futuro” è più tangibile di quanto si pensi con IPv6, ma la domotica ne incarna solo uno dei vantaggi: anche l’impiego di servizi di cui già ci avvaliamo, tra cui P2P, VPN, VoIP, o l’accesso remoto ai propri dati risulterà semplificato grazie all’assegnazione di indirizzi dedicati direttamente raggiungibili dall’esterno. Colonna portante di una tale integrazione di Internet nella vita quotidiana per lo scambio di "contenuti generati dagli utenti" è l'idea di base di IPv6 che tutti gli indirizzi IP debbano essere pubblici, cioè statici e direttamente accessibili dall'esterno, senza dover utilizzare i servizi di DNS dinamico, così come li conosciamo oggi. Una sfida per gli operatori per le implicazioni in termini di tracciabilità degli accessi. “Un aspetto che richiede una valutazione molto attenta, poiché, in combinazione con le più efficienti tecniche di transizione al nuovo protocollo, risulta di complessa realizzazione”, commenta Giovanni Cristi, Project Manager di AVM in Italia ed esperto di IPv6.
Sebbene la maggior parte dei produttori di hardware e software come le maggiori e/o più innovative società di telecomunicazioni a livello europeo abbiano già introdotto o stiano lavorando su IPv6 e nonostante da tempo aziende e opinion leader sottolineino la necessità di migrare, l’argomento IPv6 viene valutato seriamente solo da poco: è un dato di fatto che gli indirizzi IPv4 saranno completamente esauriti in tutta Europa dal prossimo luglio e che già oggi numerosi Provider devono fare i conti con la carenza di indirizzi.
Una precoce identificazione delle problematiche cagionate da una tardiva integrazione di IPv6 ha portato AVM ad annunciare il primo router DSL compatibile con IPv6 già all’inizio del 2009. AVM credeva allora e crede oggi fortemente che IPv6 sia ineludibile e lavora a stretto contatto con le Task Force IPv6 in vari Paesi, per dare il proprio contributo attivo alla progettazione e realizzazione di infrastrutture che facilitino la transizione. Questo approccio ha valso all'azienda una leadership senza pari nell’applicazione pratica di IPv6 sul mercato delle CPE. Da oltre un anno più di 7000 dispositivi AVM vengono impiegati con il solo protocollo IPv6 presso uno dei più grandi Provider olandesi, per la gioia degli utenti che hanno accettato l'anno di prova e usufruiscono già oggi delle opportunità offerte da IPv6. "Abbiamo superato da tempo la fase sperimentale, l'esperienza pratica raccolta con XS4ALL si traduce in vantaggi tangibili di cui tutti i nostri clienti possono avvalersi attraverso gli aggiornamenti gratuiti del nostro firmware. IPv6, come integrato nei dispositivi AVM, è stabile ed apre un universo di nuove possibilità per l'utente, che può configurare un’infrastruttura di rete IPv6 a casa o in ufficio in modo assolutamente trasparente e senza alcuno sforzo" conferma Cristi.
Un'altra idea di base di IPv6, è che la migrazione debba aver luogo senza ”Big Bang”, evitando inconvenienti quali il brusco "spegnimento" di Internet per gli utenti IPv4. Per questo motivo i CPE che oggi integrano IPv6 offrono anche il "Dual Stack" o il tunneling per consentire a dispositivi IPv4 di accedere a reti IPv6 (pagine web, contenuti, strumenti) e viceversa. Questi strumenti però sono da intendersi come supporto temporaneo alla migrazione: “con i nostri partner stiamo vagliando attentamente i benefici delle possibili soluzioni per una transizione a IPv6 senza soluzione di continuità, con un impatto quanto più contenuto possibile sull'erogazione dei servizi e sui sistemi” aggiunge Cristi. Sebbene a livello teorico non vi siano ragioni per eventuali ritardi nell’adozione del protocollo, a livello pratico è fuor di dubbio che il passaggio al nuovo protocollo richieda copiosi investimenti in architetture e formazione da parte dei provider.
“Anche se, all’atto pratico, non prevediamo un avvio della transizione ad IPv6 sul territorio nazionale prima del prossimo anno, e pur considerando che saranno necessari anni prima di una totale migrazione ad IPv6 di tutti i servizi e le piattaforme web al mondo, possiamo aspettarci sin da oggi che qualsiasi fornitore di servizi web innovativi impiegherà il protocollo IPv6 e che in futuro sempre meno organizzazioni, produttori, fornitori, investiranno risorse in vecchie tecnologie (quale è ormai IPv4)" conclude Cristi. Perché dovremmo farlo noi "utenti finali"?
Migrazione Trac to Redmine
Dopo il post “Migrazione Mantis to Redmine” torno a parlare di un’altra migrazione. Se avete letto il post che ho linkato sarete in grado di capire la situazione aziendale in cui mi trovo. Oggi dopo mesi e mesi di discussione sono riuscito a convincere i capi a spostarci in unico sistema di Bug Tracking. Dopo aver migrato il sistema Mantis a Redmine oggi è toccato al Trac. Cos’è Trac?
La città della carta verso il Software Libero
Il Comune di Fabriano chiede all'Associazione "PDP Free Software User Group" un aiuto per stilare un progetto per valutare il passaggio al Software Libero, a partire dalle scuole.
Grazie all'impegno del giovane consigliere Lorenzo Vergnetta, l'argomento è entrato all'Ordine del Giorno nella seduta di Novembre 2010. In tale sede, la delibera è stata approvata all'unanimità: le buone pratiche non hanno colore politico. Ora la nostra Associazione, distintasi a livello nazione per il coordinamento e la realizzazione del Vademecum del Software Libero e del DossierScuola, si trova coinvolta nel grande sogno di proporre il passaggio al Software Libero nel proprio Comune.
La Gendarmerie francese passa a Linux
Uno dei corpi di polizia più grandi di Francia, con giurisdizione su quasi il 50% della popolazione francese, ha deciso di migrare le sue 85.000 macchine a Ubuntu Linux entro il 2015, al ritmo di 10.000 all'anno (per ora sono "solo" a 7.000...). E oltre ai desktop anche 4.500 server passeranno al pinguino! Il tutto porterà ad un risparmio di oltre 2 milioni di euro l'anno di sole licenze, oltre a semplificare la gestione e la messa in sicurezza dell'infrastruttura IT.
I funzionari inglesi: scaricate Microsoft e usate Linux per risparmiare
Molti funzionari del Regno Unito, in seguito alla richiesta del primo ministro di proporre idee volte a far risparmiare "qualche" sterlina al governo, hanno invitato a rinunciare ai prodotti a pagamento della Microsoft per passare alle equivalenti versioni open e gratuite: Linux e OpenOffice. Molti sostengono inoltre che se una mossa del genere ha avuto effetti benefici sulle economie dei paesi emergenti non potrà che essere lo stesso in quelli come il Regno Unito. E da noi?
IBM Client for Smart Work, Linux Ubuntu contro Windows 7
La nuova suite di applicazioni office per Linux è proposta alle aziende USA proprio al momento del lancio ufficiale del nuovo OS Microsoft
L'università di Verona migra 4.000 pc a Linux
L'Università della città di Romeo e Giulietta ha avviato a gennaio 2009 la migrazione di oltre 4.000 pc a Linux. Utilizzando come sistema di base Ubuntu, la migrazione ha avuto inizio con l'utilizzo di Firefox, Thunderbird e OpenOffice su Windows e con il passaggio ai formati aperti per i documenti. Entro il 2011 la migrazione dovrebbe essere conclusa. Speriamo che molte altre realtà abbiano l'intelligenza di seguire questo esempio.
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