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Ritorna lo spettro del SOPA all’italiana
Non sono bastati i ripetuti fallimenti registrati sin qui, né l’opposizione bipartisan, a dissuadere gli estensori – materiali ed ideologici – dei disegni di legge Fava e Cementero – il “SOPA all’italiana” attraverso il quale si minaccia di imbrigliare la libertà di comunicazione sul web in nome della pur legittima difesa del diritto d’autore – dal loro proposito. L’iniziativa legislativa che – dopo gli insuccessi sin qui registrati in Parlamento – sembrava destinata ad essere inghiottita nei polverosi archivi di Montecitorio, ha ricevuto, infatti, nei giorni scorsi un’importante spintarella all’italiana da parte del Consiglio Nazionale anticontraffazione che ha collocato l’esigenza di “sostenere l’approvazione della proposta di legge di modifica degli articoli 16 e 17 del Decreto Legislativo 9.4.2003 n.70, presentata il 26 luglio 2011 [n.d.r. si tratta del dpl Cementero il cui testo, tuttavia, ricalca fedelmente quello del dpl Fava] in cima alla lista delle priorità del piano strategico per la lotta alla contraffazione, presentato nei giorni scorsi al Ministero dello Sviluppo Economico.
Disinnescato SOPA ora è la volta di ACTA
Nelle ultime settimane è finalmente partito il dibattito sulle proposte statunitensi di legge SOPA e PIPA anche in Italia. A parte l’iniziale momento di smarrimento degli utenti italiani finora poco o per nulla informati sul contenuto dei suddetti disegni di legge, la discussione è entrata velocemente nel vivo. Mentre negli USA, grazie a manifestazioni di piazza e oscuramenti volontari di centinaia di siti in segno di protesta, era ormai chiaro che la proposta SOPA sarebbe stata presto ritirata, un’iniziativa analoga sulla materia è stata paventata da un gruppo bipartisan di deputati nostrani che, a quanto si apprende dalla stampa, in alcuni casi non si erano resi conto delle reali implicazioni di ciò che stavano proponendo (sic!).
Mega Conspirancy, le ragioni dei Giudici
Nelle ultime settimane in Rete – e fuori dalla Rete – si è discusso molto della vicenda giudiziaria a stelle e strisce che ha portato all’arresto, da parte dell’FBI – circostanza, quest’ultima di per sé sufficiente, specie nel vecchio continente affezionato alle serie TV americane, a vestire l’intera storia di un appeal mediatico senza eguali – di Kim Dotcom ed alla chiusura di siti come Megaupload e Megavideo. In questo vivace dibattito, opinione pubblica, giornalisti e professionisti del diritto hanno spesso ipotizzato – talvolta, occorre darne atto con toni catastrofici ed apocalittici – che quanto accaduto era il frutto della reazione dell’industria di Hollywood allo “sciopero della Rete”, proclamato ed attuato dai più grandi fornitori di servizi online per protestare contro l’approvazione del SOPA....
Il SOPA è qui
SOPA, in Italiano, si scrive FAVA, verrebbe da dire con una battuta, che, sfortunatamente, avrebbe il retrogusto amaro. Fava è, infatti, il cognome dell’Onorevole che ha presentato alla legge comunitaria 2011, un emendamento il cui contenuto ricalca, molto da vicino, il disegno di legge in discussione dinanzi al Congresso degli Stati Uniti d’America che, nelle scorse ore, ha provocato il più grande e riuscito sciopero della storia del WEB. L’emendamento, approvato ieri – nel silenzio generale – dalla Commissione per le politiche comunitarie, stabilisce che chiunque possa chiedere ad un fornitore di servizi di hosting di rimuovere qualsivoglia contenuto pubblicato online da un utente sulla base del semplice sospetto – non accertato da alcuna Autorità giudiziaria né amministrativa – che si tratti di un contenuto che viola i propri diritti d’autore e che, qualora il provider non ottemperi alla richiesta, possa essere ritenuto responsabile.
De-SOPA: una add-on per Firefox contro i filtri DNS di SOPA
Quando non riesci a risolvere un problema nonostante i molti tentativi effettuati, cambia radicalmente il tuo approccio all’ostacolo. Questa è una delle molte idee che hanno fatto la fortuna di Sveve Jobs e lo hanno reso ricco e famoso. A ben guardare, questa massima sembrerebbe essere semplice e quasi scontata ma quasi mai viene seguita nella vita reale. Il caso della nuova legislazione antipirateria -SOPA-, attualmente in discussione al Congresso americano, è la prova di quanto sia difficile, anche ad alti livelli, fare autocritica e cercare di risolvere in maniera innovativa l’annoso problema della tutela del copyright. Ancora una volta il legislatore sta cercando di tutelare la proprietà intellettuale attraverso un sistema...
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